mercoledì 28 dicembre 2016

Favole Migranti.


Si è appena reso disponibile su Amazon un libro di fiabe, dedicato ai bambini e ragazzi ma anche agli adulti, nato da un progetto condiviso che sostiene le associazioni che tutelano e aiutano i piccoli migranti – spesso non accompagnati – che in questi anni stanno attraversando il Mediterraneo per venire in Europa (quasi tutti in Italia, in realtà).

Potete comprare QUI al prezzo di tre caffè Favole Migranti, e oltre ad averlo subito disponibile sul vostro e-reader, vi sentirete all'istante più buoni perché tutti gli autori coinvolti (compreso me, che ho progettato la copertina partendo da un disegno di GDBee) devolveranno l’intero ricavato alle associazioni di cui sopra.
Vi ho convinti?

lunedì 26 dicembre 2016

Cartoline natalizie, 2016.

Siete ancora in tempo.
Potete appellarvi a un mucchio di scuse (più o meno pietose, ma sempre meglio che niente) per aver trascurato parenti lontani e amicizie semidimenticate al limite della conoscenza occasionale, e metterci una pezza con una qualsiasi di queste cartoline augurali che ho assemblato giusto per voi.

Ce n'è per tutti i gusti: dall'ironica, alla filogiappo, alla glamour, alla squisitamente grafica – per chiudere con la solita, volgare becerata che su questo blog ci sta sempre bene.

Buone feste a tutti, e restate sintonizzati per i consueti Cyberluke Awards di fine anno.

sabato 24 dicembre 2016

È il momento del Presepio 2.0.

È vero, è al limite della blasfemia, ma anche un poco fervente credente come me deve ammetterlo: questo presepio 2.0 ha più di una bella trovata per apparire divertente. I pannelli fotovoltaici sul tetto della capanna, i Magi in segway coi doni acquistati su Amazon, il selfie della Natività con la duck face di Maria e lo smartphone di Giuseppe, il pastorello che condivide la nascita di Gesù con un tablet, la mangiatoia gluten-free e parecchi altri dettagli che strizzano l'occhio al nostro contemporaneo.
Se vi piace da matti, potete acquistarlo QUI... ma ricordate che, per la velocità con cui si evolvono le cose, tra un po' potrebbe diventare obsoleto anche questo.
E allora dovrete aspettare qualche altro anno per consideralo ufficialmente vintage e poter commentare "ricordi di quando ci facevamo i selfie senza il personal drone? Uh uh uh".
Già.

giovedì 22 dicembre 2016

Advertising Christmas, 2016.

Anche quest'anno, ammettetelo: il Natale vi è arrivato addosso che pensavate che era ancora lontano e avevate tutto il tempo per prepararvi e adesso siete in ritardo su tutto.
Succede. E succede tutti gli anni (o quasi).
E, come tutti gli anni o quasi, visto che in questo blog – che non vuole rassegnarsi a schiattare – spesso e volentieri parlo di pubblicità, vado a proporvi la consueta carrellata di annunci pubblicitari a tema natalizio che i creativi di tutto il mondo sono costretti a sfornare se vogliono mantenere il loro posto di lavoro, anche se il più delle volte, e parlo per esperienza diretta, non ne hanno nessuna voglia... anche perché – vedi sopra – pensano sempre "tanto, c'è tempo", e poi bang: è il 24 dicembre.
Ad ogni modo, il primo di questi annunci è il mio preferito.
Gli altri sono dignitosi, ma poco di geniale.
QUI, QUI e QUI, invece, trovate le altre edizioni.

venerdì 16 dicembre 2016

La vera, grande vittima di Rogue One.


Un personaggio massacrato da un montaggio che l'ha relegato al ruolo di burocrate pavido e arrivista: è tutto quello che mi viene in mente da dire su Orson Krennic paragonando quanto appena visto in Rogue One a quello che i trailer e il reel mostrato alla convention a Londra quest'estate ci avevano fatto supporre, mostrandoci un ufficiale che avanzava sull'acqua davanti le sue truppe, possente e minaccioso.

Il direttore Krennic è – probabilmente – la principale ma non unica vittima dei massicci reshoot di Tony Gilroy, coautore del copione, chiamato a giugno per affiancare Gareth Edwards nella fase finale della lavorazione del film rivedendo oltre quaranta minuti del primo montato, che, stando a The Hollywood Reporter, non era stato gradito dalla dirigenza Disney.

Detto questo, Rogue One resta un ottimo prodotto, e più che uno spinoff è un Episodio 3,5 a tutti gli effetti.
QUI ne parlo un po' più diffusamente.

lunedì 12 dicembre 2016

Pillole di resistenza all'obsolescenza programmata.


Se avete un iPad o un iPhone o un iPod Touch con iOS8 e non volete aggiornare a iOS9 o iOS10, siete liberi di non farlo, naturalmente (specie se, come me, siete perfettamente soddisfatti di iOS8, stabile e performante).
Il problema è che, periodicamente, alcune app vengono aggiornate e possono manifestare malfunzionamenti su sistemi operativi più vecchi: ad esempio, YouTube, Prisma o WhatsApp. Col risultato che, se volete che tutto torni a funzionare, sarete spinti ad aggiornare il sistema operativo.
Il che porterà – checché ne dica Apple – a rallentare il vostro device e quindi a spingervi, presto o tardi, a comprarne uno nuovo.
Il che, non facciamo finta di cadere dalle nuvole, è uno dei più collaudati (e striscianti) modi per spingere all'obsolescenza coatta i vostri dispositivi... anche se hanno solo un paio d'anni di vita. 

Quindi?
Quindi, fate come me.

• Sul vostro computer avrete una copia della app originaria, quella che funziona bene su iOS8: ad esempio, Prisma versione 1.0 o YouTube versione 10.50.18 (per controllare il numero della build, lanciate iTunes, nel colonnino di sinistra cliccate su App, localizzate quella che vi interessa e col tasto destro ottenete le info).
• Sul vostro iPad/iPhone/iPod Touch disinstallate l'app che dà sintomi di malfunzionamento (basta tenerci il dito premuto sopra qualche secondo, cliccare sulla X e confermare).
• Collegate il vostro iPad/iPhone/iPod Touch al computer, e questo apparirà nell'elenco dispositivi di iTunes: reinstallate da lì le vecchie versioni delle app che avete appena rimosso.
• E qui il colpo di grazia: dal menù Impostazioni del vostro iPad/iPhone/iPod Touch, andate su iTunes Store e App Store e, nel pannello Download automatici, deselezionate Aggiornamenti. Se non lo fate, il vostro device aggiornerà automaticamente le vecchie app non appena vi distrarrete un attimo... e sarete daccapo, invece in questo modo sarete voi a decidere cosa aggiornare e quando.

È tutto. Fuck the system.

domenica 11 dicembre 2016

"Ma dove si pongono le braccia nel tuo schema?"
"Nel loro giusto posto: gli abissi".


Per capire un linguaggio, bisogna capirne le origini.
E novanta anni fa, Fritz Lang scrisse e diresse un film che tuttora detta legge in fatto di regia, montaggio, ritmo della narrazione, contenuti, sottotesti, senso dello spazio.
Un film che è arte vera e che, in quanto tale, non invecchia più.

Oggi gli rendo – una volta di più – omaggio con un nuovo posterino... che una spolveratina e un nuovo passaggio nelle sale cinematografiche farebbe solo che bene a tanti che magari ancora non lo conoscono.

martedì 6 dicembre 2016

Amazon Go. In arrivo il prossimo anno.


Io la trovo un'iniziativa fantastica (l'idea, di per sé, è abbastanza vecchia, già qualcuno ci ha provato in passato ma solo ora c'è la tecnologia necessaria).
Certo, posso immaginare che la categoria delle cassiere non ne sia troppo felice... ma, ammettiamolo: in un mondo sempre più informatizzato dove beni e servizi puoi acquistarteli da solo da casa, il cassiere sta diventando una figura obsoleta (a Roma, per dire, il cinema Space di piazza Vittorio ha rimosso i cassieri, e io svolgo già da un pezzo tutte le mie operazioni bancarie on line o verso i rari assegni nell'accettatore automatico).. e questo è solo un assaggio di quello che diventerà, presto o tardi, la norma.

venerdì 2 dicembre 2016

Giusto per vedere se funziona ancora tutto.


Ogni tanto, per ritrovare il filo di certe robe, mi metto a disegnare invece di starci a pensare troppo (che tanto, ho scoperto, a pensare troppo la vita non mi migliora, anzi).
Roba analogica, per occupare le mani e liberare la testa.
L'esito non è particolarmente importante, il viaggio, invece, sì.

mercoledì 30 novembre 2016

Le 10 regole della netiquette per Photoshop.


Se siete dei designer (ma anche se solo ogni tanto vi capita di ritoccare immagini o di crearne di vostre), di certo userete Photoshop, indubbiamente il più popolare e diffuso software di fotoritocco al mondo.
E a un certo punto della vostra carriera, vi sarà capitato di aprire un file .psd o un tiff non vostro… ed avere avuto l’impressione di aprire il cassetto della roba sporca del vostro coinquilino.
Ecco, ora pensate all’ultima volta che avete dovuto passare il file di Photoshop sul quale avete lavorato a qualcun altro: un collega, un cliente, uno stampatore, chiunque altro (e possono esserci svariati motivi perché l’eventualità si verifichi) e fatevi un esame di coscienza.
In che stato era quel file? Era un casino di livelli ammucchiati senza nome, duplicati inutili, senza nomenclatura e altri orrori assortiti?

Questo post fa per voi, voi che volete farvi una buona reputazione all'interno della comunità del design o cercare di smacchiare quella che già avete: dieci semplici regole di galateo Photoshop che dovreste sempre seguire.

1) Settate le preferenze prima di iniziare
Prima di aprire il vostro primo file di Photoshop, fatevi un bel giro nel menù Preferenze e perdeteci dieci minuti. Troverete preziosi opzioni per l’interpolazione delle immagini, sull’interfaccia, le modalità di visualizzazione e il comportamento di numerosi elementi del software. Se avete dei dubbi, sperimentate o consultate l’aiuto in rete. Non sarà tempo sprecato, ve lo assicuro.
Ricordate che molte delle modifiche che apporterete nei pannelli Preferenze richiedono il riavvio di Photoshop.



2) Nominate i livelli
Sì, potrà sembrarvi banale, e me l’avrete già sentito dire (ad esempio, QUI). Ma è un’esigenza che cresce proporzionalmente al numero di livelli presenti in un documento:  non c'è niente che rallenta di più il lavoro che cercare di identificare un dato livello tra dozzine e dozzine di Copia livello. 
Usate un nome descrittivo breve ma inequivocabile: “freccia”, “braccio destro”, “farfalla”, eccetera. 
Una volta nominati, organizzate i livelli in cartelle (o gruppi) – che andranno anch’esse nominate, ad esempio “nuvole” o “persone”; potrete così spostarli e visualizzarli tutti assieme con un solo click. Anche la possibilità di assegnare un colore alle cartelle o ai singoli livelli andrebbe sfruttata: ad esempio, colorare di giallo tutti i livelli contenti testo o di rosso tutti quelli con gli oggetti avanzati permette di identificarli nella palette livelli in un attimo. Bloccate i livelli di sfondo o altri elementi che devono restare nella stessa posizione: è facile, altrimenti, che vengano tagliati o spostati accidentalmente.
In ultimo, è sempre buona norma eliminare i livelli vuoti (per verificare se un livello è effettivamente vuoto premete Cmd + T). 

3) Nominate i file 
Stabilite per i vostri file una nomenclatura che funzioni non solo per voi, ma per chiunque altro: pensate sempre: “mia nonna lo capirebbe?”
Alzi la mano chi tra noi non ha mai denominato un file “nuovo”, “ok”, “final”, “def” eccetera eccetera. Lasciate perdere queste ottimistiche definizioni, e passate a qualcosa di più professionale come: Nome_tipo_formato_versione.
Cosa significa? Il nome del cliente è la prima cosa che dovreste scrivere per identificare la marca del file. Tipo illustra ciò per cui il file è destinato (banner, insegna, copertina, eccetera).
Formato indica le dimensioni, espresse in pixel se il file è destinato al web e in centimetri se destinato alla stampa. Infine Versione, che potete abbreviare in v2, v3, eccetera, potete applicarlo quando effettuate revisioni al file originale. E, nel caso ve lo chiediate, sì: è buona norma salvare i progressi in un nuovo file, in modo da non sovrascrivere le revisioni precedenti nel caso in cui occorre tornare sui propri passi (e succede, oh se succede).
Questo sistema di variabili nel nome del file si dimostra particolarmente utile nel tempo: in questo modo, anche ripescando lavori vecchi di mesi, sarà facile orizzontarsi.

4) Una sola maschera basta
Avete letto il punto 2? Avete raggruppato i livelli simili in cartelle? Se lo avete davvero fatto, vi sarete resi conto che non avete più bisogno di applicare dieci maschere diverse a dieci livelli: basta crearne una alla cartella, che avrà effetto su tutti i livelli contenuti in essa.
Prima di salvare il lavoro, agganciate tutte le maschere ai rispettivi livelli: magari le avevate sganciate per vostre esigenze particolari, ma chi riapre il vostro file potrebbe non avvedersene e spostare o ridimensionare erroneamente degli elementi (anche questo, capitato ben più di una volta).


5) Salvate sempre i vostri tracciati
Lo strumento penna per un designer è come la spada laser per un cavaliere Jedi. Più la usate, più potenti e abili diventerete. Quindi, una volta che avete fatto clic sull’ultimo e duecentesimo punto di ancoraggio del vostro tracciato di ritaglio, fate un paio di clic in più e salvatelo nella palette Tracciati. Non avete idea di quanto possa tornare utile un tracciato più avanti, lavorando quello stesso file.


6) Non distorcete il testo o le immagini
Mantenete sempre le proporzioni originali degli oggetti, tranne nei casi in cui volete intenzionalmente allungare alcuni elementi: anche in questo caso, la distorsione dev’essere minima (e lo stesso vale per le font: lavorate sul corpo, il kerning o l’interlinea, ma non distorcetele mai. Si vede lontano un chilometro ed è molto poco professionale).
Mai allungare pulsanti o forme vettoriali, specialmente quelli con angoli arrotondati.
Mai ricampionare eccessivamente verso l’alto file bitmap.
Mai mescolare nello stesso file elementi dalla definizione diversa.

7) Allineate gli elementi
Un tratto distintivo di un buon designer è la sua tendenza ad allineare le cose: agganciate i vostri elementi a una griglia (potete visualizzarla con Command + ,). Usate le guide. Tutto quello che è possibile allineare, allineatelo. Non fidatevi dei vostri occhi. Se serve, aumentate il fattore d’ingrandimento della vostra visualizzazione. 

8) Applicate gli effetti con misura
Resistete alla tentazione di applicare ogni tipo di effetto di livello (colore, ombra, smusso, bagliori eccetera) su ogni elemento del vostro disegno. Sono degli ausili al vostro design, e non il design. Applicare un rilievo e una texture metallica a una scritta non farà di voi un designer. 
Se state applicando lo stesso effetto su più di un livello, usate il comando copia / incolla stili di livello per garantire che gli effetti siano identici. Inoltre, tenete presente che di default è attiva l’opzione illuminazione globale, che aiuta a mantenere coerenza tra luci e ombre... ma considerate, se è il caso, di disattivarla se volete personalizzare un determinato effetto.


9) Rispettate l'ambiente di lavoro altrui.
Ognuno usa Photoshop in un modo diverso, e fa un uso diverso delle palette. Dopo un po’ che lavorate, saprete bene quelle che usate più spesso: sistematele come più vi sembrano comode, chiudete quelle che non usate mai o meno delle altre, e salvate la configurazione (Finestra > Area di Lavoro > Nuova area di lavoro). Potrete richiamarla in qualsiasi momento con un solo click.
Questo suggerimento è particolarmente utile se c'è più di utente che lavora con la stessa copia di Photoshop, e probabilmente fa un uso del programma diverso da voi. Quando voi avrete finito di lavorare, il vostro collega potrà semplicemente richiamare la sua area di lavoro: e se non ne avrà salvata una, tanto peggio per lui.


10) Ottimizzate i vostri file
Non è infrequente che file composti di molti livelli arrivino a pesare centinaia e centinaia di megabyte, rallentando il computer sia in fase di visualizzazione dell’anteprima, che di apertura e salvataggio. Per non parlare dello spazio che occupano su disco.
Il formato di salvataggio nativo di Photoshop non è il più efficiente in assoluto: il formato TIFF conserva la struttura del file a livelli e – a partire già da Photoshop CS3 – mantiene gli smart filters e gli smart objects (o oggetti vettoriali avanzati)... ma consente più opzioni, prima tra tutte l’algoritmo LZW, che consente una riduzione del peso direttamente proporzionale alle dimensioni del file, senza perdita di qualità (potete fidarvi, lo uso da vent'anni).
Osservate lo specchietto qui sopra e realizzate che potreste ridurre anche della metà il peso dei vostri file, a tutto vantaggio nella velocità di trasmissione e la facilità di archiviazione.

lunedì 28 novembre 2016

22 cose da fare in caso di attacco terroristico.

Vivendo a Roma, ogni tanto un pensierino sulla possibilità di finire coinvolto in un attacco terroristico me lo faccio, pur non essendo un gran frequentatore di metropolitane o classici obiettivi "sensibili". Ma immagino che le mie stesse, identiche, convinzioni le abbiano avute anche i poveracci rimasti secchi al Bataclan o a Nizza giusto quest'estate, tutta gente uscita di casa senza manco chiudere il gas o il minimo sospetto di ritrovarsi, da lì a poco, come su un set di un film di Bruce Willis.
Solo che le pallottole erano vere e le schegge delle esplosioni ammazzavano davvero, altro che Call of Duty.

Lo diceva forse il mio vecchio capo scout? Siate preparati, ammoniva.
A qualsiasi evenienza.
E così, l'altro giorno ero in libreria, e ho visto su uno scaffale questo Che cosa fare in attacco terroristico, firmato da tal Gianpiero Spinelli, ex paracadutista della Folgore e poi contractor impegnato in diverse zone a rischio, dall’Iraq ai Giochi Panamericani di Rio 2006.
Insomma, uno che ne sa.
E io che ho questa tendenza a prestare sempre almeno un orecchio a chi ne sa più di me, l'ho preso in mano, l'ho sfogliato e ho concluso che – forse – tutte le 112 pagine del volume sono superflue per l'Uomo Medio nel quale svogliatamente mi riconosco, ma questo mini-vademecum l'ho trovato interessante, quindi lo ricondivido con voi (QUI, ad ogni modo, il link per chi volesse portarsi a casa il manualetto).

PS Il punto 19, ad esempio, mi ha lasciato interdetto. Ma segno.



Se vi trovate coinvolti in un attacco terroristico in un luogo chiuso:
1) allontanatevi subito dalle finestre.
2) controllate se avete ferite prima di muovervi.
3) se siete feriti, restate dove siete e state bassi.
4) proteggetevi sotto un tavolo, un bancone, un mobile o qualsiasi cosa possa essere un rifugio in caso di un crollo strutturale.
5) dopo l’esplosione o le esplosioni aspettate a muovervi e, prima di farlo, cercate di capire che non ci sia un attacco combinato con l’uso di armi da fuoco. Restate fermi in posizione fetale e proteggete la testa.
6) non usate gli ascensori.
7) lasciate l’edificio appena avete la certezza che non ci saranno altre esplosioni.
8) evitate di correre in preda al panico. Se vi trovate in un luogo affollato colpito da un attentato o dove è scattato un allarme bomba, il pericolo più grande è proprio la folla. E quindi:
9) evitate di stare fermi in mezzo ad assembramenti di persone.
10) lasciate da parte la curiosità e non unitevi alla folla.
11) se siete in mezzo alla folla, cercate sempre di non lasciarvi trasportare o travolgere.
12) non rimanete al centro, ma cercate sempre di andare verso l’esterno.
13) cercate di non cadere, sareste schiacciati.

14) allontanatevi da persone di grossa stazza fisica e che hanno oggetti molto ingombranti.

15) tenete le mani libere e mai in tasca.

16) muovetevi con passo deciso, mantenendo sempre un equilibrio costante, tenete i piedi ben saldi al terreno.

17) liberatevi velocemente di qualsiasi peso, borse e ogni altra cosa che possa rallentare la vostra fuga.

18) se vi cade qualcosa, non cercate di raccoglierla, pensate a scappare.

19 se perdete l’equilibrio e cadete, non cercate di rialzarvi facendo forza sulle braccia: la folla potrebbe schiacciarvi rompendovele. Alzatevi velocemente facendo forza interamente sulle vostre gambe.
20) se la folla non vi permette di rialzarvi, assumete una posizione fetale proteggendovi la testa con gli avambracci e con le mani.
21) individuate sempre le uscite di sicurezza, memorizzatele e cercate di raggiungerle.

22) in un luogo chiuso i posti più sicuri per proteggersi dalla folla sono gli angoli e le pareti, ma da questa posizione vi sarà difficile riuscire a muovervi.

domenica 27 novembre 2016

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