sabato 31 agosto 2013

GIF Animate (9)

Dopo la pausa estiva, riprendono le gif animate del sabato.
Oggi, speciale Batman.

venerdì 30 agosto 2013

[Non-recensione] Kick-Ass 2


Uscito in un periodo a rischio (lo scorso ferragosto), semignorato dal pubblico italiano, a me questo sequel del supereroe senza poteri (che va ad aggiungersi al Super di James Gunn e a Defendor di Stebbings) è piaciuto un sacco.
A mezza via tra il comic movie, l'action, la commedia e il dramma, questo film è divertente, ha ritmo, è ben scritto e anche se si discosta significativamente dal predecessore (tutt'altro che esente da difetti, specie se confrontato al fumetto da cui prende le mosse), ne è assolutamente all'altezza.
Che poi parlerò pure così perché c'è una Night-Bitch di cui è impossibile non innamorarsi, anche se non è tra i personaggi di primo piano e magari, distratti dalla parabola di Hit Girl (una Chloe Grace Mortez in ascesa verticale) vi sfuggirà pure.
Per fortuna, rimedio io qui.
Fate ancora in tempo a recuperarlo al cinema.

giovedì 29 agosto 2013

Agenda 2013-2014.


Giusto per non scordarmi le robe su cui ho, diciamo, più aspettative per questo prossimo, lungo, gelido inverno.

Ché l'offerta, come abbiamo visto più volte in passato, è sempre tanta. Il difficile è capare dall'immondizia e dal già visto le cose per la quale vale la pena investire i nostri sudati quattrini e il nostro ancor più prezioso tempo.
E, anzi, se avete dei suggerimenti che non ho contemplato in questo elenco, dite pure.


Gravity
di Alfonso Cuaron, in uscita il 3 ottobre 2013

La trama in quattro righe: l'ingegnere medico Ryan Stone (Sandra Bullock) e il veterano dello spazio Matt Kowalsky (George Clooney) si trovano all'esterno del loro shuttle in un'operazione di routine quando questo viene distrutto, lasciandoli completamente soli, collegati a nulla se non l'uno all'altra, ruotando verso il buio esterno dello spazio.
Quattro parole sul film:  l'ambizioso space-drama firmato Alfonso Cuaròn (al suo attivo poche ma buone pellicole, tra tutte l'ottimo I Figli degli Uomini) sarebbe dovuto uscire lo scorso novembre. Ma la Warner, tutt'altro che soddisfatta dei test screening l'ha fatto slittare di quasi un anno per permettere al regista messicano di rivedere tutta la postproduzione.
Vediamo se ne esce fuori il solito disaster movie in salsa space o, come mi auguro, una roba un pelo più filosofica. Che magari con la Bullock (un tempo mio sex symbol) e Clooney (ah, rinascere con la sua faccia...) non è proprio facilissimo, ma hai visto mai, Alfonso il mestiere ce l'ha.





Rush
di Ron Howard, in uscita il 19 settembre 2013

La trama in quattro righe: se non siete tra quelli che prima di Ayrton Senna non è esistito nessuno, converrete che il 1976 fu il campionato mondiale di Formula 1 più bello, tipo, di sempre, così avvincente e pazzesco che Ron Howard (Apollo 13, Il Codice Da Vinci, A Beautiful Mind e via sbancando) praticamente si è ritrovato una sceneggiatura potentissima già bella che scritta.
L'inglese James Hunt e l'austriaco Niki Lauda corrono per il titolo. Uno sulla McLaren, l'altro sulla Ferrari. Uno è un playboy istintivo, velocissimo e sregolato. L'altro è una specie di calcolatore vivente, e non sbaglia una traiettoria che è una. Quando Lauda è in cima alla classifica, ha un incidente spaventoso in pista. Hunt da una parte dice: evvai, dall'altra: cazzo, sì, ma non è che vinco il mondiale solo perché lui sta in ospedale vivo per miracolo?
Quattro parole sul film:  aspetto questo film praticamente da quando è stato annunciato. O, magari, da quando vedevo sul minitelevisore in bianco e nero di casa Hunt e Lauda sfrecciare appaiati senza mollare un centimetro all'altro, accomunati da una sola cosa: uno smodato desiderio di vincere.
E, anche se, come tutti, so già com'è andata a finire, so che mi ritroverò ad afferrare i braccioli della poltroncina del cinema e a schiumare vedendo Daniel Brühl e Chris "Thor" Hemsworth schizzare sullo schermo a trecento chilometri orari. Separati solo da pochi, insignificanti centesimi di secondo.




Agents of S.H.I.E.L.D. (serie tv)
ABC TV, primo episodio in USA (diretto da Joss Whedon) il 24 settembre 2013

La trama in quattro righe: ricordate l’agente Phil Coulson (Clark Gregg) che fa una brutta fine nel film The Avengers? Beh, fate finta che non sia morto, perché il suo personaggio è talmente piaciuto che la Marvel l'ha resuscitato (ehi, gente, è Hollywood) e messo alla guida di un gruppo di super agenti, subito sotto la supervisione di Nick "Guercio" Fury: Grant Ward (Brett Dalton), abile nel combattimento e spionaggio; Melinda May (Ming-Na Wen), pilota ed esperta di arti marziali; gli scienziati Leo Fitz (Iain De Caestecker) e Jemma Simmons (Elizabeth Henstridge), e l’hacker Skye (Chloe Bennet).
Quattro parole sulla serie: anche se di taglio televisivo, è pur sempre una roba targata Marvel-Disney (e sotto l'egidia di Whedon campione di incassi), ed era quasi scontato che il colosso dell'intrattenimento continuasse a mungere la mucca che fa affluire miliardi nelle sue casse.
E di certo servirà a risollevare le sorti della ABC, che lo scorso anno non solo ha toppato alla grande nel lanciare nuovi serial ma ha pure indebolito le sue due hit azzeccate (Once Upon a Time e Revenge con due stagioni fiacchine), classificandosi addirittura ultima dei broadcaster nella fascia di pubblico 18-49.
Diciamo che, in mancanza di vere alternative, le prime puntate le si guardano e gli si danno le chance che si danno a tutti.
Poi, si vedrà.




The Amazing Spider-Man 2
di Marc Webb, in uscita il 24 aprile 2014

La trama in quattro righe: ok, lo sapete già. Peter Parker, il ragno radioattivo (anzi, no... ora geneticamente modificato, ché tocca attualizzare), il diploma di liceo da portare a casa tra uno scontro con un supercattivo e l'altro, Gwen che Peter ha promesso al padre di starle lontano ma tira più un pelo di eccetera eccetera. In questo episodio tutti si aspettavano Goblin e invece arriva Electro (il Jamie Foxx di Django), e una nuova versione di Harry Osborn (Dane DeHaan) che, si spera, avrà più spessore di quello della trilogia di Raimi.
Quattro parole sul film:  la sceneggiatura, scritta da James Vanderbilt, è stata rimaneggiata da Roberto Orci, Alex Kurtzman e Jeff Pinkner (quelli di Fringe, Lost, Star Trek e Transformers).
A voi stabilire se si tratta di una buona o di una cattiva notizia.
Nei piani della Sony, che si tiene belli stretti i diritti del tessiragnatele che Marvel non è stata capace di riprendersi (assieme quelli degli X-Men e dei Fantastici Quattro che sono in mano di Fox), questo è solo il secondo episodio di una quadrilogia. A me, il primo capitolo aveva convinto abbastanza, e anche se Andrew Garfield non è il massimo della simpatia, lo preferisco a Tobey Maguire.
Inoltre, il nuovo costume di Spidey è davvero, davvero figo.



The Zero Theorem
di Terry Gilliam, in uscita il 19 dicembre 2013

La trama in quattro righe: Qohen Leth (Christoph Waltz, vi dice niente questo nome?) è un eccentrico e solitario genio dell'informatica che vive in un mondo orwelliano dominato dalle grandi corporation e soffre di una profonda angoscia esistenziale. Un po' come parecchi di noi, via.
Sotto il controllo diretto di una misteriosa figura nota solo come "Il Management", Qohen lavora notte e giorno nella cappella abbandonata dove abita per risolvere lo "Zero Theorem", un problema matematico che potrebbe finalmente rivelare... se la vita ha senso.
Il suo isolamento e il suo lavoro vengono interrotti, a sorpresa, da Bainsley (Mélanie Thierry), una donna che lo tenta con “interfacce biometriche tantriche” (insomma, sesso virtuale), e Bob, il bimbo prodigio di Management.
Quattro parole sul film: per quanto mi riguarda, già la firma di Terry Gilliam è una specie di garanzia. Le sue visioni future distopiche in Brazil e l'Esercito delle Dodici Scimmie non hanno praticamente riscontro a Hollywood. The Zero Theorem viene descritto come il suo film più ambizioso e caotico, quello che gli alienerà definitivamente il grande pubblico e cementerà nei suoi fan la convinzione di essere davanti l'ultimo grande genio.
Inutile dire che sono molto, molto curioso.



Robocop
di Jose Padilha, in uscita il 7 febbraio 2014


La trama in quattro righe: È l'anno 2028 e il conglomerato multinazionale della OmniCorp è il fulcro della tecnologia robotica. I loro droni stanno portando gli Stati Uniti d'America alla vittoria di ogni guerra in cui sono coinvolti e, ora, puntano al mercato interno. 
Alex Murphy è un marito e padre devoto, oltre che un valido poliziotto impegnato a contenere l'ondata di criminalità che a Detroit se la comanda. Dopo essere quasi rimasto ucciso in missione, la OmniCorp decide di salvargli la vita... ad un prezzo altissimo.
Murphy ritorna per le strade di Detroit come il primo esemplare (o modello, fate voi) di poliziotto che integra ciò che rimane del suo cervello e del suo corpo in una struttura robotica pesantemente armata.
Già lo sapete: la vecchia storia dello spirito nella macchina, ma che, almeno nell'originale di Verhoeven, era raccontata alla stragrande.
Quattro parole sul film: ho scritto già tutto quello che potevo dirne QUI, quando sembrava che dovesse uscire nelle sale americane quest'estate, prima di essere rimaneggiato qua e là e posticipato a una data con meno concorrenza in giro.
QUI tornai sull'argomento, e ora c'è poco da aggiungere. Riesumare un franchise come quello di Robocop era solo questione di tempo, considerate le potenzialità filmiche e drammatiche del personaggio. 
Come un mantra, ripeto dentro di me: non sarà mai figo come l'originale, non sarà mai figo come l'originale, non sarà mai figo come l'originale. Per non parlare del suo design, parecchio più anonimo (e total black) rispetto quello iconico e metallizzato del 1987.
Ma il regista sembra sapere il fatto suo. Incrocio le dita, di più non posso fare.



Days of the Future Past
di Bryan Singer, in uscita il 22 maggio 2014

La trama in quattro righe: tratto da un popolare arco narrativo del 1981 sceneggiato da Chris Claremont e disegnato da John Byrne e incentrato sugli sforzi degli ultimi X-Men rimasti in vita in un distopico futuro alternativo per permettere a Wolverine (Kitty Pride, nel fumetto) di tornare indietro nel tempo per impedire l'evento scatenante che scatenerà il progrom anti-mutanti.
Quattro parole sul film: sì, l'ennesimo film basato sull'espediente torno nel passato per evitare un futuro di merda (ciao, Marty McFly! ciao, saga tutta di Terminator!). Ma che, grazie anche a un cast che annovera gente come (prendo fiato) Michael Fassbender, Ian McKellan, Patrick Stewart, Hugh Jackman, Ellen Page e Halle Berry e un soggetto talmente ben scritto, beh, per fartelo venire male devi essere veramente l'ultimo dei cani.
Come se non bastasse, c'è stata poi questa scena dopo i titoli di coda del recente Wolverine a innescare definitivamente la scimmia. E vi consiglio di guardarvela alla svelta, perché dal Tubo continuano a rimuoverla.

mercoledì 28 agosto 2013

Scova i pericoli prima che si presentino.

C'è questa berlina Mercedes.
È quasi il 1900, e, sì, non dovrebbe esistere nemmeno la Mercedes, state zitti, non è importante.
La berlina fila come un silenzioso proiettile d'argento per il villaggio austriaco di Braunau am Inn, seguita dallo sguardo dei presenti.
A un certo punto, due ragazzine attraversano incaute.
Ma niente paura: la Mercedes Scova i pericoli prima che si presentino, almeno così recita lo spot. Un dispositivo anticollisione basato su sensori di prossimità blocca l'auto prima della tragedia.
O anche no.
Peccato che non si tratta di uno spot Mercedes, ma della tesi di laurea di Tobias Haase, Jan Mettler e Lydia Lohse, studenti dell’accademia del cinema di Ludwigsburg, in Germania.
E alla Mercedes non è piaciuto neanche un po'… chissà perché. 
Imperdibile.

martedì 27 agosto 2013

Come migliorarsi la vita con poco.


Perché non ci ho pensato prima?
Adesso, invece di girare per i bar di Roma e venire guardato con compatimento e insofferenza quando chiedo se, così, per caso eh, non vorrei disturbare troppo, si può mica avere un frullato, no signora, un frullato, non un frappé, il frappé è col gelato, il frullato è con la frutta, eh, non voglio mica insegnarle il mestiere ci mancherebbe, vabbé grazie come non detto, ficco le banane (qui sotto) che mi urlano "noooo, lo sapevamo che il fruttivendolo non avrebbe pagato il riscattooo" nel bicchierone di vetro, aggiungo il latte, il ghiaccio e lo zucchero e giro una rotella deliziosamente zigrinata che scatena i settecento watt dichiarati sulla confezione... e in meno di due minuti ho una colazione (o una merenda, o quello che vi pare) che levati.
Sul serio, basta poco e la tua vita migliora.

Queste banane stanno per trasformarsi in qualcosa di più elevato del loro normale stato bananoso.

Un'interfaccia di quelle che piacciono a me. Pochi fronzoli, e una bella rotella da girare.

Le quattro lame d'acciaio del mio nuovo giocattolo. Così piccole, così cattive.

Hayden non c'entra molto, o magari sì, il modo di farcela entrare si trova sempre.

lunedì 26 agosto 2013

Steve by Cyberluke.

Pennarello Steadler 0.3, pennarello 0.5 nero e matita 5B su cartoncino.
Più i soliti 3 minuti di postproduzione su Photoshop.

domenica 25 agosto 2013

Iron Man by Cyberluke.

Pennarello Steadler 0.3 e matita 5B su cartoncino.
3 minuti di postproduzione su Photoshop.
Manuale e digitale sembrano fatti per stare insieme fin da quando qualcuno inventò la matita.

sabato 24 agosto 2013

3 film che non vi hanno fatto vedere.

Di certo sapete già che sul grande schermo ci arriva solo una piccola parte della produzione cinematografica mondiale.
L'Italia, più che esterofila, è americanofila, e accanto le commediacce di produzione nazionale e qualche sprazzo autoriale che riesce a guadagnare le sale di tanto in tanto, la stragrande maggioranza dei film distribuiti nei cinema nostrani arriva dagli Stati Uniti e dall'Inghilterra, a volte con incursioni di cinema francese, ancor più raro quello spagnolo, e dietro, a rosicchiare le briciole rimaste, tutti gli altri.

Un tempo, esisteva il mercato home video. Entravi nella tua videoteca, ti facevi il giro davanti le centinaia di copertine esposte e a volte, tra un blockbuster e l'altro, ti imbattevi in qualcosa di cui non avevi mai sentito parlare: il motivo è che quel film nei cinema, perlomeno quelli italiani, non c'era mai arrivato, quasi sempre perché i distributori, a torto o a ragione che fosse, non avevano rischiato denaro e spazio in sala (che poi è la stessa cosa) in pellicole dal dubbio successo commerciale, relegandole a una meno impegnativa uscita in videocassetta o in dvd a noleggio.

È esattamente così che, nelll'offerta di produzioni in effetti risibili, raffazzonate e buone-al meglio - per un passaggio televisivo. ho scoperto ben più di una piccola, misconosciuta perla.
Oggi, tuttavia, il mercato home video è praticamente estinto.
Il più grosso nome nell'ambiente (Blockbuster) ha fiutato già da tempo l'aria nuova (inutile starcela a menare, oggi chiunque dispone di una connessione dati ad alta velocitá si tira giù dalla rete tutto quello che gli pare a costo zero) ha svenduto quello che c'era da svendere e ha chiuso i battenti.
Adesso, quello che non arriva al cinema attraverso i canali ufficiali, è là fuori, a pochi click di mouse.
Il problema, semmai, è avere qualcuno che ti dica cosa ti stai perdendo.
E, visto che questa è l'era dell'informazione condivisa, eccomi a voi con tre proposte gggiovani selezionate tra la moltitudine di roba mai arrivata fino a noi o che comunque non ha conosciuto gli onori di una distribuzione "ufficiale".
Branded
2012, regia di Aleksandr Dulerayn e Jamie Bradshaw, 107'.

Perché vederlo: perché è un film (anche) sulla pubblicità e i suoi meccanismi di persuasione occulta.
Perché è una lezione di marketing strategico mondiale ("Lenin ha inventato tutto").
Perché vi recita la bella e sottovalutata Leelee Sobieski.
Perché il film, a un certo punto, prende una svolta del tutto inattesa e naviga decisamente verso il visionario e il surreale (o verso il delirante e il ridicolo, secondo altri).
Perché, nonostante tutti i suoi difetti, è pur sempre un action fantapolitico pieno di mostri in guerra tra loro per i controllo delle menti dei consumatori, e vi sfido a trovare un soggetto più originale in giro tra le legioni di cinecomics, sequel e reboot che ultimamente dominano le scene.

Io mi sono divertito moltissimo a vederlo. Non mi risulta sia mai stato doppiato in italiano, ma i sottotitoli si trovano facilmente. QUI il torrent per scaricarlo (io non v'ho detto niente, eh).

True Love
2012, regia di Enrico Clerico Nasino, 98'.

Perché vederlo: perché è una delle rare produzioni italiane non a base di famigliole ruspanti e numerose, preti d'assalto, poliziotti di provincia e via stereotipando.
Perché richiama (fino alla citazione più smaccata) cose come la saga di Saw e di the Cube, pur prendendo direzioni del tutto diverse.
Perché affronta il tema dell'amore sotto un punto di vista talmente cinico e distaccato da non riuscire a prevedere in alcun modo dove gli autori andranno a parare (e questo è un gran merito quando si scrive una sceneggiatura, statene certi).
Perché è la prova che, anche se disponi di un budget ridicolo, puoi sopperire alla carenza di mezzi con una storia intrigante (e un paio scelte registiche e logistiche particolarmente azzeccate).
Attori stranieri, ma doppiaggio italiano.
Dategli una chance.



Europa Report
2013, regia di Sebastián Cordero, 90'.

Perché vederlo: perché è un buon film di fantascienza, e quando uno esce dal cinema e realizza che ha regalato sette de suoi preziosi euro a Will Smith per vedersi una porcata come QUESTA, potrebbe anche decidere di tenersi alla larga dal genere tutto per anni e invece - grazie, Signore - non tutta la fantascienza è della stessa risma.
Perché il film appartiene a quell'esiguo sottofilone della superscienza, ossia della fantascienza che cerca di restare con ogni mezzo il più aderente possibile alla realtà e alle attuali conoscenze (e possibilità) scientifiche, pur prendendosi, man mano che ci si avvicina al drammatico epilogo, una bella rivincita su tante megaproduzioni hollywoodiane costate, fammi dire, cento volte un film come Europa Report.
Perché, nonostante il film utilizzi la tecnica del found-footage (un montaggio basato su riprese di telecamere fisse all’interno dell'astronave e di telecamere mobili montate sulle tute spaziali), il risultato è tutt'altro che noioso (e il rischio c'era).
Perché, senza usare battaglie a suon di raggi laser, esplosioni, androidi dall'intelligenza malevola o flotte di alieni invasori, sceglie di prendere e coinvolgere usando un pericolo molto più reale e angosciante: l'ostilità indifferente, eterna e ineluttabile dell'universo.
QUI un link per lo streaming o il download.

La (bella) foto in apertura è di Salvatore Vitale.

lunedì 19 agosto 2013

[Recensione] Elysium



Mai una sola parola è stata tanto calzante per una pellicola: deludente.

Ma, del tipo che a District 9 non gli lustra nemmeno le scarpe.
Il problema è che rispetto alla pellicola precedente di Neil Blomkamp, questo sembra aver fatto non uno, ma dieci passi indietro rispetto quanto aveva mostrato di aver assimilato in termini di linguaggio cinematografico classico ibridato con quello televisivo e videoludico… consegnandoci una sorta di telefilmone da Italia Uno degli anni '80, solo fatto con molti più soldi.

E lo sta scrivendo uno che trovò District 9 la cosa migliore (e di gran lunga) che si era potuta vedere sul grande schermo quattro anni fa, una pellicola che vinceva a mani basse sul piano dell'emozione e del coinvolgimento prima ancora che su quello degli effetti speciali (tra i più convincenti che possiate mai avere visto in un film di fantascienza, e, sì, pure meglio di Pacific Rim).

Elysium è un film imbarazzante nella sua povertà di idee, nella messa in scena che puzza di già di visto in ogni singola inquadratura, prevedibile nello svolgimento (sul serio, alzi la mano chi non riesce a prevedere cosa ne sarà con esattezza di ogni personaggio man mano introdotto), bollito nel design, vecchio nello script, fastidioso nella sua galleria di stereotipi, artificiale nei suoi meccanismi di coinvolgimento emotivo che vorrebbe innescare nello spettatore.

La storia è presto raccontata: nel futuro, i ricconi vivono su una stazione orbitante fighissima (Elysium), i poveracci sulla Terra a rompersi il culo in fabbrica o a fare i fuorilegge da poco (e già qui lascio a voi i millemila rimandi alla cinematografia di genere e non).
Matt Damon è il poveraccio buono. Che da piccolo era in un orfanotrofio dalle suore e aveva un'amichetta, ma cresce, ruba qualche auto poi mette la testa a posto e finisce a fare l'operaio e abbozza dalla mattina alla sera. Ovviamente, visto che il mondo è piccolo, reincontra l'amichetta, che intanto è diventata una ragazza madre e – eccolo, il caso umano che dovrebbe intenerirci tutti – ha una figlioletta malata. Che però su Elysium, che dispone di tecnologie che manco Gesù in persona che resuscita Lazzaro, potrebbe guarire.
Serve davvero che vi anticipi il finale?


Mettiamola così: se siete tra quelli che per godervi un film di fantascienza una storia solida e magari un pelo originale è meno importante che non sparatorie e scazzottate con esoscheletri potenziati nobilitate da un paio di grossi nomi sparati sul cartellone e condite dalla solita CGI da centomila dollari al minuto… allora sarete accontentati, ed Elysium vi divertirà e vi intratterrà.
Il problema vero è che il film non c'è.
Al suo posto c'è una lunga sequela di scene, prive di pathos proprio perché già viste, decodificate e digerite in centinaia di produzioni cinematografiche, videoludiche e televisive, tenute assieme con ingenuità, senza un'idea che sia una ma – in compenso – con una punta di pretesa di denuncia sociale di terz'ordine.

Manca il sentimento che Blomkamp aveva sapientemente imposto alla prima pellicola e manca pure una coerenza e una logica in tante delle svolte narrative che il film imbocca per arrivare alla sua prevedibile, buonista conclusione.

Insomma, migliore della spazzatura vera come After Earth, ma lontanissimo dall'opera prima che mi aveva fatto così ben sperare e identificare in Blomkamp uno tra i primi esponenti di una nuova generazione autoriale, assieme Duncan Jones (Moon) e Josh Trank(Chronicle).
Per quanto mi riguarda, da evitare.

venerdì 9 agosto 2013

Arkham Inside.


Segnalo questo corto di Emanuele Bolognari (un Joker veramente in parte) incentrato sul pipistrellone più famoso del cinema e dei comics per almeno tre buoni motivi.
1) C'è passione ed entusiasmo a tonnellate.
2) Tenendo conto che si tratta di una produzione amatoriale e a basso costo, è una delle cose migliori che vi capiterà di vedere sul genere e distribuita liberamente in Rete.
3) Nell'ultima parte, che poi è quella qui sotto, indovinate a chi è toccato il ruolo di un tormentato Batman?
Le altre parti le trovate QUI, QUI e QUI

giovedì 8 agosto 2013

[Recensione] Nokia Lumia 520


In seguito al furto/smarrimento del mio smartphone, sono andato avanti una decina di giorni con uno stupidphone, non sentendomi per questo handicappato in alcun modo.
E non lo dico perché mi sento molto figo ed emancipato, ma perché, come ho già avuto modo di dire, il mio iPad mi dà già tutto quello che uno smartphone moderno generalmente fornisce: una connessione Internet portatile, un visualizzatore di fotografie, un lettore di film e musica digitale, una fotocamera e tutte quelle tecnoballe a cui ci siamo assuefatti nell'ultimo decennio e di cui ci siamo convinti non riusciremmo più fare a meno (ommioddio, non c'è campo e adesso come posto il video di me che gioco a racchettoni su Facebook??).
Il fatto è che il mio abbonamento telefonico prevede che sborsi mensilmente una cifra fissa – sia che usi la loro preziosa connessione dati e telefonica che non lo faccia. E naturalmente, prevede che utilizzi una delle loro preziose USIM progettate per non funzionare sugli stupidphone.
E così, anche se quei soldi avrei voluto spendermeli in ben altre stronzate, la settimana scorsa ho raccolto in giro le informazioni che mi servivano sul modello sul quale avevo posato gli occhi, e ho comprato un Nokia Lumia 520.

Come saprete, utilizzo praticamente da sempre device Apple, e ho posseduto tre iPhone.
L'esperienza d'uso che forniscono gli iPhone, unita a una disponibilità praticamente sterminata di software sul loro AppStore e a un decisivo fattore modaiolo ne hanno fatto lo smartphone più popolare al mondo, e un punto di riferimento per chiunque.

Tuttavia, non mi sento in alcun modo legato al loro brand e trovo che i prodotti Apple siano un pelo overpriced, pur riconoscendone le qualità.
E avendo già un (ottimo) dispositivo iOS-based, non mi è sembrata una cattiva idea orientarmi nuovamente, dopo un anno e mezzo circa di soddisfacente (anche se non entusiasmante) utilizzo di un Nokia Lumia 800, su uno smartphone basato su Windows Phone.

La mia recensione sul Lumia 800 potete trovarla QUI e QUI.
Il Lumia 520 si pone come una specie di entry level della gamma Lumia, ed è offerto a un prezzo talmente aggressivo da essere assolutamente competitivo in questa fascia di mercato.
Terminali molto più cari offrono meno e hanno un aspetto decisamente più economico.
E questo è il primo set che si aggiudica il 520: quello in vetrina accanto i concorrenti, sia per il design che per i centocinquanta euro del cartellino.

Sull'interfaccia di Windows Phone 8 potete tranquillamente far riferimento a quanto scrivevo su quella del 7.5 (e poi 7.8), praticamente indistinguibile all'apparenza.
Incredibilmente pulita, nitida e razionale da essere anni avanti l'iOS di Apple, la cui ultima release mi sembra solo un lifting male implementato su un'interfaccia mobile sostanzialmente identica a quella del 2007.
Naturalmente, non ho ancora provato un dispositivo basato su iOS7 e il suo rilascio ufficiale è ancora da venire, ma tutti i video che ho visto e le impressioni dei beta tester non fanno che confermare questa mia idea.

Appena ho inserito i miei dati (l'account Microsoft e i dati della casella di posta elettronica), il Lumia 520 ha eseguito una sincronizzazione col backup sul cloud Microsoft, e tutti i miei contatti sono stati ripristinati senza il mio minimo intervento. Non mi aspettavo una simile efficienza, immaginavo di dover smanettare un po' e invece ha fatto tutto da solo. Una bella sorpresa.


Anche se apparentemente molto simili, una grossa differenza col Lumia 800 c'è.
Il Lumia 800 era stampato in un unico pezzo di policarbonato senza viti e senza giunture. Estremamente pulito sotto il profilo del design, rendeva però impossibile la sostituzione della batteria da parte dell'utente, replicando quello che per molti è un difetto progettuale degli iPhone.
Il Lumia 520 ha un guscio posteriore di policarbonato removibile che dà accesso al vano della USIM, alla batteria e allo slot per una memory card (feature che mancava all'800 e all'iPhone).
La cover non sembra troppo robusta e ha un aspetto un po' economico, ma è ben stampata, non produce scriccholii e la sua sostituzione, anche solo se un giorno si ha voglia di avere un terminale giallo piuttosto che rosso o bianco, è davvero rapida e indolore.


Il più grosso difetto del 520 è la sua scarsa leggibilità in presenza di luce solare diretta.
Questo perché si è rinunciato al display di tipo Clear Black che invece equipaggiava il Lumia 800, tecnologia che assicurava una profondità dei neri e un contrasto assolutamente ineguagliabili su nessun dispositivo Apple, Android o Microsoft che abbia mai visto.
Ma, settando al massimo il contrasto e la luminosità del pannello da 4", non c'è poi da lamentarsi.
Non è il miglior display sul mercato, ma in compenso può vantare un plus di quelli che tra qualche anno diremo: ma come cacchio facevamo prima, senza: il Lumia 520 si può usare coi guanti.
Il che forse vorrà dire poco per molti di voi, ma io, che detesto togliere e rimettere i guanti in pieno inverno e magari sullo scooter solo per poter rispondere a una telefonata, la trovo una feature di quelle da cui poi non riesci più a tornare indietro.
La sensibilità del touch screen può essere regolata, e naturalmente il blocco automatico dello schermo impedisce attivazioni accidentali.

Un altro dettaglio dove si è giocato al risparmio è stato il flash a LED della fotocamera. Semplicemente, non c'è il flash. Scelta che personalmente non ritengo penalizzante in assoluto, considerato che lo ho sempre usato pochissimo, anzi, spesso avrei preferito non entrasse neanche in funzione.
Sulla qualità della fotocamera, dovrete andare a leggere altrove. Non la uso quasi mai sugli smartphone, e con questo 520 ho fatto giusto un paio di scatti di prova veloci.
Da quello che sento dire in giro, da gente più preparata di me, nonostante la qualità della fotocamera non sia il meglio sul mercato le funzioni di personalizzazione prevedono la scelta di una modalità scena specifica (primo piano, notturna, eccetera), il formato, il bilanciamento del bianco,  l’esposizione, le funzioni panoramica, foto smart (seleziona la foto migliore) e foto effetto cinema (per creare foto dotate di brevi animazioni).



Parlando di ergonomia, il Lumia 520 non fa rimpiangere nessun concorrente, anche più costoso.
I materiali sono ben assemblati e piacevoli al tatto e la presa è sicura. Tutti i comandi sono posizionati sulla destra, compreso il pulsante dedicato per la fotocamera. In alto c'è solo il jack per la cuffia e in basso la micro-USB. 
Questo livello di pulizia progettuale, anche se una volta che te lo ritrovi in mano sembra così scontato, in realtà è difficile da trovare. A meno che non usi già un prodotto Apple, naturalmente.

Ma probabilmente dove il Lumia 520 riesce ad essere un telefono migliore dei suoi rivali, è esattamente nel software. Windows Phone 8 è attualmente la migliore espressione di un'estetica veramente "digitale", senza la più piccola traccia dello scheumorfismo dal quale Apple ha recentemente dichiarato di volersi affrancare (leggete QUI se scheumorfismo vi sembra un termine, come dire, un po' ostico).
In particolare, l'ultima versione di iOS7 di Apple, con un uso estensivo dell'Helvetrica light, rende Windows Phone un dispositivo mobile molto più leggibile e piacevole da leggere. L'uso delle tiles dinamiche e lo scorrimento inerziale degli elementi tipografici sono talmente ben progettati da formire un'esperienza d'uso comparabile se non superiore a quella del miglior iOS Apple.


Una feature che mostra come Windows Phone sia assolutamente al passo coi tempi, ben più di Apple in questo caso, è la sua profonda integrazione con Facebook.
Basta una semplice spunta nelle preferenze, e tutta la vostra lista di contatti verrà sincronizzata con i vostri amici su Facebook, avatar e aggiornamenti di stato compresi. Persino gli album fotografici sul vostro account vengono sincronizzati sul telefono senza il vostro intervento.
E, nel caso ve lo steste chiedendo: in oltre un anno d'uso di Windows Phone, non ho mai avuto un solo blocco di sistema. Neanche uno. Come recita quello spot: significa qualcosa, per voi?

Ad animare il sistema Windows Phone 8 del Lumia 520 c'è un processore SnapDragon S4 dual core, unito a 512 Megabyte di ram e ad una batteria da 1430 mAh che porta fino a sera (e oltre) senza nessun problema. La navigazione web è fluida, non presenta lag ed è veloce nel pinch to zoom. L'interfaccia minimale in questo caso è forse meno flessibile di quella Apple (penso alla gestione dei preferiti ma soprattutto del copia e incolla, oggettivamente inferiore a iOS)... ma a riequilibrare il piatto della bilancia sono le applicazioni esclusive di Nokia.
Here Maps, Here Drive, Here City Lens, Here Transit sono quattro app preinstallate e comunicanti tra loro, ognuna con il suo ruolo specifico sull’uso della cartografia e del GPS. È impossibile non trovare un ristorante, un indirizzo o la strada più veloce per raggiungere un luogo di una grande città con i mezzi di trasporto.
Here Drive e Here Maps utilizzano mappe precaricate (potete scaricare quasi tutto il mondo gratuitamente) che vi faranno chiedere a cosa vi serve il vostro navigatore satellitare... ed è tutto gratuito. La sola nota dolente è che, rispetto ai più costosi Lumia 620, 820 e 920 la licenza di navigazione turn-by-turn è limitata al territorio nazionale e, al momento, non è possibile fare un upgrade, nemmeno a pagamento (anche se si vocifera che tale possibilità sarà presente non appena terminerà la fase beta).


In conclusione?
Sono convinto che in questa fascia di prezzo non c'è assolutamente niente di meglio di questo Lumia 520. Ha un'estetica, un'attenzione ai dettagli e funzionalità che fino a un anno fa si trovavano su modelli che costavano tre volte tanto... al punto da farmi interrogare sulla convenienza per Nokia nell’introdurre sul mercato un simile prodotto, quando il Lumia 620, più costoso, offre processore, RAM e spazio di archiviazione identici, una batteria meno potente e uno schermo più piccolo.
Se non riuscite ad accorgervi che, a parità di risoluzione la densità di pixel del display è inferiore al fratello maggiore, se non vi frega niente della fotocamera anteriore, del flash, del chip NFC e della bussola digitale e – soprattutto – se per voi sfoderare un iPhone nuovo di zecca non è un valore aggiunto o un inarrivabile status symbol, il 520 è l'acquisto migliore che possiate fare... specialmente in tempi di vacche magre come questi.

sabato 3 agosto 2013

iOS7 secondo voi.


Redesign iOS7 va preso per quello che è: un divertissment da ombrellone per provare a modificare l'aspetto del nuovo iOS7 e pasticciare con icone, sfondi e font (sì, c'è anche il Comic Sans).
L'ho provato, e vi posso dire che è impossibile arrangiare qualcosa di decente (ed è stato fatto apposta).
La cosa migliore che mi è venuta la vedete a fine post.
Provateci anche voi.
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